10 ragioni per votare NO al Referendum Costituzionale

10 buone ragioni per votare No al Referendum Costituzionale, più alcuni simpatici dettagli che nessuno ha mai notato.

Qui sopra, la logica aberrante e viziosa attraverso la quale l’esecutivo ha formulato lo stesso nome della legge che indice il referendum costituzionale, spiegata in maniera chiara e semplice da Federico Zamboni ( caporedattore della Voce del Ribelle) per Byoblu.com.

Qui sotto, 10 buoni motivi per votare No al Referendum Costituzionale, sintetizzati e spiegati abilmente da Paolo Becchi.

Fra le tante critiche che si possono muovere agli slogan pro riforma costituzionale, ampiamente sviscerate nel corso della campagna elettorale, ve ne sono poi alcune che pochi tra giuristi e politici hanno preso in considerazione. Eccole, abilmente e sottilmente spiegate da Argentino Serraino, studente al terzo anno di giurisprudenza.

  1. Risparmio economico
    È uno dei punti cardine del fronte del si: il risparmio economico. E, nello specifico, l’indennità dei senatori. Si è infatti detto e ripetuto che i nuovi senatori non avranno un doppio stipendio ma si dovranno accontentare di quello da sindaci o consiglieri regionali. Insomma, ben 315 stipendi da onorevole in meno! Ma è effettivamente così?In realtà è solo parzialmente vero. Anzi, è falso. L’articolo 69 (“I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge”), infatti, se passasse la riforma diventerebbe “I membri della Camera dei deputati ricevono una indennità stabilita dalla legge”. La nuova formulazione cita solo l’indennità dei deputati, è vero, ma questo può voler dire, de facto, assolutamente nulla. Semplicemente, in virtù del nuovo articolo 69, esclusivamente i deputati avranno il diritto costituzionale a ricevere un’indennità parlamentare, ma nulla vieta ad una legge ordinaria, né tanto meno ai regolamenti parlamentari, di stabilirne una anche per i senatori. Dire quindi che i nuovi senatori non avranno un doppio stipendio vuol dire esprimere una personale opinione che nessuno può sapere se effettivamente corrisponderà alla realtà. Fermo restando sempre che ci saranno i tanto citati rimborsi di cui fruiranno i nuovi senatori per i loro continui spostamenti da e verso Roma: basterebbe facilmente che questi venissero dati in misura fissa (forfettaria) per creare delle vere e proprie indennità. Siamo abituati a vedere dei politici attaccati al portafoglio, e questa riforma non farà certamente mutare la situazione.
  2. Contrappesi istituzionali
    Un altro aspetto riguarda poi i contrappesi istituzionali: “Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni” (nuovo articolo 64); “La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari” (nuovo art. 61). In molti si soffermano sul fatto che i regolamenti parlamentari vengono approvati comunque dalla maggioranza e potrebbero non arrivare mai, ma spesso (se non sempre) ci si dimentica di un dato di non poca rilevanza: i regolamenti parlamentari non possono essere oggetto di controllo di legittimità costituzionale, così come ha stabilito la stessa Corte Costituzionale.Questo può voler dire che i regolamenti parlamentari potrebbero anche disciplinare, ad esempio, uno statuto delle opposizioni che non garantisce le opposizioni, o obbligare la Camera ad avviare (solamente avviare) la discussione sulle leggi di iniziativa popolare (lasciandole quindi ferme in commissione) entro un determinato periodo di tempo. In tal modo si, la disciplina prevista violerebbe lo spirito delle norme costituzionali, e quindi? Chi può dire, giuridicamente parlando, che in questo modo non viene garantita la certezza dei tempi che l’art.61 sembrerebbe richiedere? Chi può dire che non vengono tutelate le opposizioni violando così la ratio dell’art.64? I regolamenti parlamentari sono insindacabili anche dalla Consulta e, conseguentemente, lasciati in balia della politica. Tutto cambia, ma gattopardescamente. Le nuove garanzie e i nuovi contrappesi tanto vantati dai promotori della riforma, quindi, non hanno una valida copertura costituzionale. Sarà forse per questo che si è scelto di far riferimento proprio allo strumento dei regolamenti parlamentari? E non si è stabilito nulla di certo, quando si parla di nuovi diritti, nel testo della riforma?
  3. Il combinato disposto con la riforma Rai
    Infine un ultimo aspetto, anch’esso poco analizzato. Si è parlato, con tutte le critiche del caso, del rischio di “deriva autoritaria” citando il combinato disposto di Italicum e riforma costituzionale. Due degli elementi delle forme di governo autoritarie sono infatti il concentramento di poteri nelle mani di un singolo e la mancanza di elezioni o, comunque, lo svolgimento di elezioni poco democratiche. Tuttavia gli elementi di uno Stato autoritario sono molti e tra questi spicca anche la mancanza di libertà di informazione. Perché non aggiungere, quindi, tra gli elementi che creano una preoccupazione di deriva autoritaria, anche il combinato disposto con la riforma della Rai (una specie di “legge Gasparri 2.0” che lascia la Rai in mano ai partiti e al governo)? E il fatto che secondo il rapporto di Reporters sans frontières (Rsf) del 2016 siamo al 77° posto per libertà di stampa (con una tendenza peggiorativa: nel 2015 eravamo al 73°)?

Insomma, senatori che potranno avere un doppio stipendio, contrappesi istituzionali senza una reale garanzia costituzionale e un rischio di “democrazia autoritaria” che ha molti più argomenti di quanto si voglia far credere. La realtà può essere diversa da come ce la raccontano: basta osservarla da vicino.

2 Responses

  1. Claudio Carnevali ha detto:

    Votato.Speriamo bene.

  2. roberto ha detto:

    Analisi impeccabile. é sempre un piacere ascoltare il buon Zamboni.