La lettera di una mamma lavoratrice che fa venire il magone

Pubblico questa lettera (inviata a Beppe Severgnini sul Corriere della Sera), che fa venire il magone non solo a chi l’ha scritta ma anche a me che l’ho letta, e nella quale credo si riconoscano tante, troppe mamme lavoratrici, perché sia motivo di riflessione sul modo in cui si è trasformata questa società. Al di là dei discorsi sulla parità di genere e tutto ciò che si trascina dietro, le grandi metropoli italiane non sono costruite a misura di famiglia. Sono dei “lavorifici” dove i bimbi più fortunati sono affidati alle cure dei nonni, mentre gli altri devono ricorrere ai genitori degli amichetti o alle tate (chi se le può permettere), e riescono a vedere i loro genitori solo a sera tarda, e solo per condividere frettolosamente una cena (magari riscaldata o preconfezionata) e i rimbrotti perché spengano la luce che è tardi.

Mamme lavoratrici: la triste realtà che si cela dietro alla famiglia del Mulino Bianco

Inutile o quasi continuare a ripetere che non sempre e non dappertutto è così, che nelle società più avanzate il diritto al lavoro delle donne non è un vuoto slogan di cui riempirsi la bocca, ma è accompagnato da una cultura che trasforma concretamente gli stili di vita. Per gli italiani è fantascienza, ma all’estero è molto comune che nelle aziende vi siano locali adibiti ad asili nido (oltre a palestre e luoghi dove curare il proprio benessere psicofisico), in maniera tale che le mamme possano andare al lavoro con i loro bimbi. Inutile dire che nella maggior parte dei paesi più avanzati esistono gli asili o le scuole di prossimità, localizzati nelle vicinanze o addirittura all’interno delle stazioni di collegamento ferrotramviario, in maniera che i genitori possano portare i figli a scuola e prendere il treno allo stesso tempo, senza essere costretti a perdere ore nel traffico (e a perdere anche il lavoro o a dimenticarsi del figlio). Inutile dire che ci sono posti nel mondo dove il telelavoro non è una scatola vuota, ma una soluzione efficace, funzionale, a cui si ricorre senza disparità di trattamento.

Inutile dire queste e tante altre cose a una classe dirigente e politica sorda, colpevole e disinteressata, occupata a dare la scalata alle posizioni di potere per il proprio vantaggio personale, magari allungando mazzette e favori, senza curarsi delle condizioni di vita di cittadini trattati sempre più come sudditi sacrificabili, in un modello sociale che anziché tendere all’eccellenza, viene schiacciato verso il basso, cinesizzato in un percorso evolutivo a ritroso che lo sta riportando indietro di secoli.

Vogliono fare gli Stati Uniti d’Europa e poi distruggono le famiglie, annichiliscono le mamme lavoratrici, fanno crescere bambini sballottati, che non hanno il diritto a una relazione adeguata con i loro stessi genitori. Proclamano di voler incentivare la crescita della curva demografica, ma non fanno leggi che obbligano le aziende a realizzare luoghi di lavoro amici delle famiglie, delle mamme e dei papà. Come dovremmo farli crescere, questi bambini, se non possiamo lavorare e fare i genitori allo stesso tempo, senza abbandonarli al loro destino?

Quello che scrive questa mamma è quello che, probabilmente, se ne avessero il tempo, scriverebbero quasi tutte le mamme che cercano di conciliare lavoro e famiglia nel grande lavorificio delle odierne metropoli italiane.


Caro Beppe,

 Dopo giorni di lacrime e dubbi scrivo a te, rendendoti destinatario di un flusso di coscienza ma anche di una dichiarazione di fallimento. Prima di entrare nel merito dello sfogo, ti racconto però un breve aneddoto che ti farà sorridere… Ho sempre sognato di fare la giornalista, fin da bambina, e ti ho sempre letto; quando al liceo ci assegnarono un tema sui nostri miti, mentre i miei compagni parlarono di Che Guevara o di Bob Marley, io parlai di te… Scrissi di volermi occupare di cronaca di costume perché l’unica cosa in cui ero brava era osservare la gente e il mio maestro eri tu… Son passati 20 anni da quel tema e la realtà è che non sono diventata giornalista. Mi sono iscritta a giurisprudenza perché, figlia di magistrato, ho seguito il consiglio paterno, quel genere di consigli che ti pesano come macigni ma che ti sembrano ineluttabili, perché non riesci a contraddire la persona che per te è l’essenza della ragionevolezza. Son finita a fare l’avvocato, neanche troppo brava, e provo anche a fare la madre, ruolo cercato e voluto con lacrime e sangue (ho perso in grembo ben due figli, ma ho due bimbe meravigliose). Ma proprio in questo sta il mio fallimento. 

Ci ho provato, disperatamente, a conciliare le due cose. Ho chiesto orari ridotti che mi consentissero di portare le piccole al nido o alla scuola materna, mi sono avvalsa di tate, di aiuti di ogni genere, e per qualche tempo mi sono anche illusa di poter fare tutto. Ma la realtà è che è impossibile. Pur con tutti gli aiuti del mondo, ti ritrovi con il conto in banca prosciugato dagli stipendi alle tate e alle sostitute delle tate, dai folli costi dei nidi e delle attività extrascolastiche (che, pur senza esagerare, ti paiono irrinunciabili, come ad esempio un corso di nuoto, uno di inglese) e al contempo devi convivere con enormi sensi di colpa che ti tormentano. Non riesci a recuperarle da scuola tutti i giorni, non riesci a giocare con loro nel pomeriggio perché devi preparare una cena possibilmente sana e devi organizzare la giornata successiva, non sei abbastanza serena da assicurare loro un sorriso costante ed una parola indulgente, affannata come sei da tanti pensieri. 

Ma i sensi di colpa non sono solo questi. Ti sembra di essere una lavoratrice meno solerte degli altri perché esci prima dallo studio rispetto ai colleghi uomini; ti sembra di non essere una brava moglie perché tuo marito ti chiede cosa hai fatto dalle 18 in poi e a te sembra troppo poco farfugliare «Le ho portate al parco giochi, le ho lavate perché erano sporchissime e ho preparato la cena con la piccola sempre attaccata alle gambe»; ti senti in colpa per non riuscire ad avere un rapporto umano o addirittura amorevole con una suocera criticona; ti senti in colpa a scaldarti il cuore con un bel piatto di pasta serale perché sei fuori forma e non hai neppure il tempo di farti una messa in piega; insomma, ti senti sempre e costantemente sotto pressione. 

E poi ti guardi intorno e vedi donne ammazzate, donne vilipese, donne aggredite fisicamente e verbalmente, sul web o in televisione. Ma non trovi conforto neppure negli incontri quotidiani con uomini per bene, evoluti e sensibili, i quali (chissà perché) dimostrano sempre una impercettibile sfumatura di diversità nel trattare con una donna o con un uomo. Sono stanca, caro Beppe.

Ti dico la verità, se è questo quello che volevano le donne quando lottavano per i loro diritti, beh, penso abbiano fallito. Sia loro nel prefiggersi uno scopo irrealizzabile, sia noi che siamo state incapaci di realizzarlo. Non è possibile dover lavorare come matte per guadagnarsi la minima credibilità professionale e allo stesso tempo fare i salti mortali per tenere la gestione di una famiglia. Certo, i mariti aiutano, ma il loro apporto è sempre marginale ed il carico fisico ed emotivo è nostro. Non abbiamo nessun aiuto dai Comuni, dallo Stato, nessuna comprensione (se non di facciata) dai colleghi uomini, nessun supporto neppure tra di noi. Anche tra mamme lavoratrici, millantiamo comprensione e condivisione, ma poi siamo sempre pronte a giudicarci vicendevolmente. Ho il nodo alla gola da giorni e non vedo soluzione, se non una nuova chiave di lettura di questa ormai esasperata condizione.

 

14 Risposte

  1. Mamma-Rilena ha detto:

    Ho scritto anch’io con altre parole tutto questo un anno fa, ma dovrebbero esserci, molte più donne a farlo. La maggior parte delle donne parte da presupposti, situazioni sociali, molto più difficoltosi però. Perciò per moltissime di queste, è molto difficile riuscire ad essere persone encomiabili, seppure ci provino con tutte se stesse e, altre nonostante tutto a volte ci riescono pure. Miracoli! Devono fare letteralmente miracoli. Anche se è vero, che la signora parte avvantaggiata da un lavoro più valido e meglio remunerato che nella media, e che già è per dire, già fortunata quella, che un lavoro lo possa trovare e, c’è davvero da fare alcune considerazioni ormai d’obbligo, perché come dice l’amico qui sopra tra un po’ il lavoro non si troverà proprio, per lo meno in certi ambiti. E quindi si dovrà per forza, inventarci un altro modo di vivere. Dovremo alla luce di quello che è stata l’esperienza di vita – lavoro – consumo – e figli allo sbando… di questi ultimi 50/60, con tutte le conseguenze che dovremo lucidamente considerare… Dovremo avere l’intelligenza, la generosità, di comprendere, che la società per intero, abbisogna di darsi con coraggio, un punto di vista concettuale, diverso del vivere, rispetto all’attuale. Un senso autentico del diritto, che non ha da essere soltanto per l’essere umano in sé, per forza di cose più umano, più vicino all’essere umano, ma che va espanso anche a tutto l’insieme BIO, (e BIOSFERA per intero quindi). Credo di non essere uscita dal tema posto dalla signora, mi sono solo permessa di ampliare, ciò che Essa ha espresso per se medesima, e che tra le righe pure volesse esprimere.

  2. Riccardo ha detto:

    Guarda te come uno sfogo di una persona attira così tante bestioline che hanno fiutato della debolezza.
    Italiani medi che possono e sanno tutto grazie alle loro illusioni fondamentali e megalomanie indiscutibili.
    Conclusioni che fuori da un Ministero dell’Economia sono solo mediocri illusione frutto di ottusità.
    Adesso spiego.
    In ogni luogo e tempo sono sempre esistite grandissime sofferenze, non per questo uno dovrebbe evitare di parlare di pesi, frustrazioni e malesseri personali. Potrebbe esserci la possibilità d’ incontrare parole d’incoraggiamento o sollievo da persone generose d’animo.
    Vorrei vedere uno di questi profeti dell’umanità prendersi un bel calcio nei c*****ni e non dire bè, perché d’altronde in Siria c’è qualcuno che si prende bombe sulla testa. Questo punto rappresenta la megalomania di rifugio dell’italiano medio.
    Le critiche sullo stile di vita, indicano poi l’ottusità, perché dovreste spiegare l’errore alle varie tate e baby- sitter che nel cambio di vita perderebbero il lavoro. Il giusto e sbagliato è solo una vostra illusione. Naturalmente tutte queste persone che hanno criticato non hanno mai comprato niente da aziende cinesi in cui i dipendenti si suicidano dal carico di lavoro, tramite multinazionali che pagano l’0,5% di tasse nello Stato in cui commerciano. Un consiglio che prevede la perdita di lavoro per qualcuno è un consiglio di cui non vantarsi, se poi siamo tutti invischiati in comportamenti peggiori.

    Detto questo la soluzione per la nostra amica è semplicissima:
    1- licenziati
    2- dopo comunica a marito e padre di non essere una loro immaginazione rassicurante prevedibile
    3- metti insieme passione per la scrittura ed esperienza legale, per raggruppare tutte le persone come te e organizza un progetto
    4- associa un’attività commerciale a questo progetto, che sia gestibile e compatibile con le tue figlie

    Considerazione secondaria:
    in questo tipo di mercato una persona che si offre per tappare buchi, senza pretese di contratti impegnativi dovrebbe essere una risorsa jolly richiesta

    terza considerazione
    non licenziarti e la tua mancanza di coraggio sarà compensata dalle tue figlie che vivranno la tua frustrazione come uno slancio insopprimibile

    P.s.
    Messora indirizza al destinatario questo importante scritto, vorrei avere la risposta della signora

  3. michela casadei ha detto:

    fai come me ho 40 anni suonati e figli non ne ho fatti
    perchè non avrei nessuno che me li tiene e non li porterei mai dentro a un nido
    o cose simili
    per avere figli bisogna fare le casalinghe e basta
    i figli non sono pacchi che si lasciano ora alla baby sitter, ora ai nonni, ora al nido, ora di qua ora di la….
    io la penso cosi.
    se si fanno dei figli bisogna lasciare il lavoro e dedicarsi a loro
    invece ahime le donne oggi fanno i figli per convenzione sociale poi si lamentano e si separano frustrate e distrutte da lavoro mariti e figli appunto

  4. Tizio.8020 ha detto:

    Beata lei che ha questi problemi.
    Pensi a chi ha un lavoro precario, sottopagato, senza diritti.
    Il suo problema è che “la guardano male perchè esce prima”?
    Si lamenta di “quanto” spende fra stipendi di tate et similia, ed “attività complementari” ?
    Il problema della maggior parte delle donne è che non sanno SE riusciranno a prepararla TUTTE le sere, quella benedetta cena.
    Non sanno se avranno il denaro per pagare i conti dei pasti dei figli che frequentano il “tempo pieno”, non sano se riusciranno a pagare l’affitto, o se verranno sfrattati (di nuovo).
    Veramente siamo su due pianeti diversi…
    Pensi qualche volta che le sue bimbe sono talmente felici di vedere la loro mamma, che sarebbero disposte a rinunciare ad inglese e/o piscina, per passare tempo assieme.
    Magari per giocare tutti insieme, con la nonna criticona (sono tutte così, ma non sono cattive).
    Lei è una privilegiata, se ne renda conto.

  5. teo ha detto:

    Cara Mamma
    anzitutto ti faccio i miei complimenti per come scrivi: sicuramente saresti diventata un’ottima giornalista ! Mi spiace contraddirti ma la tua situazione è addirittura di privilegiata: pensa che esistono operaie la cui condizione, oltre a quanto da te descritto, è di perenne precarietà. Tralasciando ovviamente il lato economico che, il più delle volte, scade nel tragicomico.
    La realtà è che ti hanno tradita. Tu e tutte le donne occidentali del nostro tempo. Hanno cominciato raccontandoti dei diritti delle donne e siamo finiti in una società dove la donna, mamma, moglie, DEVE lavorare ! Dico DEVE perché per mantenere un tenore di vita “adeguato”al nostro tempo, alla nostra società, un solo stipendio non basta più. La realtà, inoltre, ancora peggiore se pensi che sia tu che tuo marito avete dei genitori. Diventeranno vecchi e probabilmente non più autosufficienti. A questo punto sarai costretta a correre per pagare anche una badante (la quale ha costi ben superiori a qualsiasi asilo o tata). Quindi non sarai costretta a convivere solo con le tue carenze di genitore ma dovrai anche abbandonare chi ti ha donato la vita nelle mani di qualche straniero senza scrupoli ne remore nei confronti di chi nemmeno conosce. Bella prospettiva no ?! E tutto questo in nome di chè ? DELLA CRESCITA ! della produttività; del consumismo; del dio denaro. E pensare che eravamo partiti dai diritti delle donne.
    La verità se posso permettermi è che i diritti delle donne sono solo un cavallo di t**ia per aprire la strada a questo modello consumistico.
    Fino a 50/60 anni fa buona parte del nostro welfare era demandato nelle mani delle donne e la cosa funzionava.
    Ma chi l’ha detto che non è un ruolo onorevole ?!
    La verità è che con una serie di assunti la nostra cultura è stata spazzata via.
    E chi lo dice che non andava bene ?!
    Lo stesso concetto di famiglia è stato spazzato via in nome della modernità.
    Le famiglie che non sono più complementari come allora oggi nel 50% dei casi falliscono.
    Certo anche le donne devono avere il diritto al lavoro, alla carriera, a realizzarsi. Ma da un diritto passare al DOVERE la strada prende tutt’altra piega.
    Io credo che la donna oggi debba farsi prima di tutto un esame di coscienza e poi decidere che cosa fare della propria vita: la mamma o la carriera.
    TUTTO raramente è possibile. Entrambe le situazioni sono possibili (come lo erano allora) solo in ambiti di estrema agiatezza economica.
    E poi sta c**zata della crescita… demografica oltretutto ! Ma lo sapete che entro il 2050 saremo più di 9 miliardi ? Lo sapete che siamo in over-shouting già dal 2010 ? Sapete che cosa significa ? CHE CONSUMIAMO Più DI QUANTO POSSIAMO ! CHE STIAMO CONSUMANDO LA TERRA Più VELOCEMENTE DI QUANTO NON RIESCA A RIPRODURSI.
    La crescita demografica (dell’Italia e degli altri paesi occidentali) preoccupa sopratutto l’INPS … perché si sono già mangiati i soldi delle nostre pensioni.
    Preoccupa la finanza speculativa che si accorge solo oggi che non può esistere una crescita infinita in un sistema FINITO di risorse
    Oggi bisogna cominciare a spegnere le TV e pensare ad un modello decrescente SOSTENIBILE.

    Mi scusi se l’ho presa un tantino larga ma secondo me è più importante avere un quadro generale piuttosto che focalizzarsi sulle proprie “piccole” esigenze.
    Secondo me sarebbe utile fare un passino o due indietro e riconsiderare un po tutto.

    Nel frattempo provi a dire a suo marito che Lei sarebbe orgogliosa di fare solo la mamma e la moglie. Forse perderebbe qualche paio di scarpe, o qualche viaggetto ma non ha prezzo quello che potrebbe riguadagnare in termini umani.

    Mi perdoni se la mia scrittura non è al livello della sua e spero di aver spiegato chiaramente il mio pensiero.
    Sinceramente

  6. Fabrice ha detto:

    Ma questa povera mamma scrive a un Severgnini radical chic che fino all’altro ieri diceva quant’è bello avere tanti immigrati e quant’è bello avere le unioni civili per i gay e le lesbiche!! Robe totalmente inutili e molto costose per la società italiana!!

    Incredibile!!

    Fra le altre cose è risaputo che Severgni era un figlio di papà ( figlio unico di papà ricco notaio) e che per iniziare la carriera giornalistica si fece fare una bella raccomandazione…!! Anche due, tre…!!

    E’ risaputo anche che è sempre stato pro UK e pro USA senza se e senza ma, dopo ben 15 anni per gente come lui l’11 settembre è ancora colpa degli islamici cattivoni con quei due brutti aerei, insomma o è scemo totale o in totale malafede!!

    Mi sa la seconda e questa povera mamma si rivolge a gente para…. del genere come Severgnini??

    Mi sa che oltre a essere una povera mamma, è anche una povera ingenua!!

    Mahaa……!!

    Saluti.

  7. Abraxas ha detto:

    Personalmente, non vorrei che le aziende diventassero delle “chiocce”. Il welfare deve restare appannaggio dello Stato. Lavoro, e pretendo che il soggetto per cui lavoro mi corrisponda pecunia, non assistenza.
    Si rilegga, poi, il memorandum Jaffe perché lì è riassunto ciò che le élite volevano si verificasse… s’è verificato.

  8. Salvatore ha detto:

    Se in Italia avessero divulgato e attuato il pensiero di Adriano Olivetti il nostro sarebbe stato un paese decisamente migliore.La lungimiranza delle buone idee viene offuscata dalla ricerca immediata del profitto.Paghiamo le scellerate conseguenze di scelte imprenditoriali fondate esclusivamente su investimenti finanziari.

  9. Sfortunatamente si pensa che sia il minimo sindacale, quello che ormai si dà per scontato che abbiano tutti, quando non è possibile avere una società iper-consumistica con la concorrenza globale.

    Una volta: mandare i figli in piscina, lezioni d’inglese ed avere un’altra persona estranea che aiuti in casa, era considerato un lusso da nobili; adesso si pensa che sia il minimo che tutti debbano avere.

    La signora non ha fallito come mamma, ma ha preteso troppo da se; magari guardando qualche serie televisiva dove gli avvocati guadagnano milioni e hanno la villa e la governante.

    Sfortunatamente gli anni del lusso sono finiti (per chi ha avuto la fortuna di averli), sono finiti.

    Solo l’1% della popolazione può permettersi tutto quello descritto, ed avere tempo pure per la famiglia.

    Sfortunatamente la classe media sprofonderà, e quello che si credeva fossero diritti acquisiti inalienabili, si capirà che erano dei lussi che non potevano continuare per molto.

    La società sta cambiando velocemente.
    Le industrie di 4a generazione spazzeranno via la maggior parte dei lavoratori.
    In una famiglia ci si riterrà fortunati se ci sarà anche una sola persona che lavora e che garantirà il giusto.

    I tempi cambiano e NON vogliamo rendercene conto; rifiutiamo anche l’idea che ciò possa accadere.

    La TV ha fatto il lavaggio del cervello a molte persone, facendogli credere che il lusso sarebbe stato alla portata di tutti.
    Tutti avrebbero potuto fare le vacanze dall’altra parte del mondo, avere 2 macchine, 3 televisori, 4 cellulari ecc.

    Il risveglio sarà traumatico!

  10. Alessandro Scolari ha detto:

    Lettera commovente, davvero. Penso,da uomo, che queste parole rispecchino il sentimento comune di gran parte delle donne. E Severgnini cosa risponderà? “Ci vuole più Europa!”????

  11. Duplicato due volte:
    “Ci ho provato, disperatamente…”

    e anche questo è duplicato due volte:
    “Ti sembra di essere una lavoratrice …”

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